Silvio rimembri ancor

  E’ proprio il caso di ripeterlo… Silvio “rimembri ancor quel tempo di tua  vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi”…Erano tempi felici, era un grande girotondo, un grande festante carnevale, una ricreazione senza limiti. Loro, la casta, erano Dio in quell’eterna giovinezza, in quell’intreccio di sesso, malapolitica e loschi affari. Erano dei giocolieri dell’intrallazzo e del fai da te  giuridico. Avevano dell’inventiva, eccome, erano creativi e guasconi, ignoranti e incapaci, ma con l’animo dell’imprenditore che mette a posto tutte le cose con una battuta, una toccatina, un complimento.  Loro, la vecchia casta, erano una sola cosa con il tutto e il niente, capaci di dire e negare la stessa verità nello stesso tempo, e di sconfessare in TV quello che avevano appena dichiarato sui giornali. E poi sugli incontri di ogni  natura erano dei maestri, vecchi maestri rigenerati chimicamente che imponevano la loro bandiera soprattutto a quelle giovani generazioni ( femminili si intende), che crescevano nel culto del capo e del c.a.z.z.o. ( inteso come ottimo investimento sul medio termine).  E tutto era benedetto dal fuoco purificatore di una Chiesa a metà tra la santità e il commerciale, un do ut des che accontentava tutti, tra riti celtici padani e liturgie ad personam.

Ma la giovinezza non dura per sempre… carpe diem oggi, carpe diem domani.  Dopodomani no!  Tra una scopata e una litigata l’Italia affonda. Merkel sorride sorniona al suo compagno di banco Sarkozy, in questa scuola europea  di diversamente abili, parlando dell’amichetto italiano, sbruffoncello e bugiardo.  Silvio risentito chiama i suoi,  pensando di dare a tutti una lezione. Ma l’economia incombe, il debito pubblico è alle stelle, lo spread sale, sale, sale, mentre i consumi scendono.

Nel frattempo grande transumanza di politici verso lo schieramento di centro. Nel Pd si consuma l’ultimo residuo di sinistra e la fiammella di una  candela rossa si spegne. Re Giorgio chiama a raccolta tutti. Bisogna   scalzare Silvio e sostenere una coalizione di centro che rimetta a posto il paese. Non importa se bisogna fottere i lavoratori, i pensionati, le casalinghe, gli asili, la sanità, le pensioni, i cassaintegrati e giovani, il posto fisso o i senza posto. Bisogna dimostrare all’Europa che l’Italia non è  l’ultima.

Così sulla scena appare il dott.Monti (Goldmann Sacks per gli intimi) e la dott.ssa Fornero. Il primo diventa senatore a vita in meno di un quarto d’ora (alla faccia del  noioso posto fisso!) la seconda diventa la longa manus di Dio ( pardon di Monti) sulla previdenza.  E’ la  strage del 1952.    Plaude Emma della Conf, sorride il centro, abbozza il Pd. La triplice tenta un confronto. Ma è il nulla.  Poi tocca all’art.18. Il sindacato si oppone, ma Lei, sempre Lei, Elsa Fornero da vaffanzemolo ribatte che si andrà avanti ugualmente anche senza l’accordo con le parti sociali.  Esulta Marcia della Confindustria, sorride il centro, abbozza sorpreso il Pd. Loro, la nuova casta, se ne stracatafottono di tutto, dall’alto della loro onnipotenza, sputano decreti e leggi sul popolo, che è affamato, deluso, affranto e poi incazzato.  Loro, la nuova casta, vogliono risultati, non importa da chi e come. Vogliono risultati e basta. Il tutto come sempre con la benedizione di una Chiesa a metà tra il paradiso e l’inferno, tra una comunione mattutina e una santa messa pomeridiana. Nel frattempo 20 milioni di funerali.