Lettera alle mie figlie

 Cara Elena e Margherita,

 images?q=tbn:ANd9GcT9q8U2hU9aCvfU6QfVRh7KsmCV-B1Qj2MvgROS9n3eel_ZlTpPFw questo foglio arrivo da un mondo lontano, da un paese che forse non esiste più,  da un cimitero per elefanti. Chi ci abita è un fossile, tagliato fuori dalle dinamiche moderne e giovanili e dunque difficilmente potrà essere preso sul serio. Probabilmente susciterà un sorriso e poi lo scritto  verrà dimenticato.Ma a me piace lo stesso dire quello che penso, e poi  avete aspettato nove mesi per nascere aspettate solo due minuti per giudicare.

Dunque vengo da un tempo lontano,  quando tutta la famiglia sedeva a tavola insieme, i piccoli vicino ai grandi e ai vecchi. Tre generazioni: molta pasta, minestra, molta verdura e poca carne ( non per moda ma perché la prima costava poco la seconda molto), latte e pane, meraviglioso delizioso  e sacro pane.images?q=tbn:ANd9GcQQdwFcURasHCnIsT6N4aoOVPNhmzN1APVB2Wf7y5oxnw1o28Ui

Il pasto era un momento di condivisione, un riassunto allegro della giornata, con molto spazio per gli adulti e poco per i bambini. Ma era così per tutti. “Stai composto, tieni su la mano!  Non parlare a bocca piena! Aspetta!…”Sono cresciuto convinto che il mondo fosse così, ed era così. Famiglia era ritrovarsi a tavola, parlare, scherzare, raccontarsi, ascoltare.

Con gli anni le persone della famiglia sono scomparse. Meno piatti ma gli stessi ricordi, la stessa loro allegria.

Su quella tavola ogni cosa veniva utilizzata, niente era oggetto di spreco. E tutti avevano la stessa alimentazione. Unica spesa unico pasto. Ricordo con stupore   images?q=tbn:ANd9GcSLDo6eK3jJA0_80OC02wETuR4rjfPuGuvLjjYv28dJ8-1gkh-uWAl’Idrolitina, una specie di acqua minerale fatta in casa con l’aggiunta di sali. Ricordo la prima volta che ho mangiato la focaccia, la prima volta che ho mangiato il gelato, il salame, il prosciutto. Alimenti nuovi significavano feste, ricorrenze, date speciali.

I tempi cambiano e tutti si abituano al meglio arrivando dal peggio. E tutto sembra che sempre sia stato così. E migliorare il proprio tenore di vita è bello a condizione che non si dimentichi quello precedente.

 Figlie mie carissime, voi siete nate in un periodo di abbondanza. Limitata abbondanza per quanto riguarda la nostra famiglia, ma pur sempre nella serenità di poter fare un po’ tutte le cose che desideravate.  Siete splendide quando penso al passato: un tempo di allegria e di gioia,  mano nella mano con noi su una strada semplice e felice.  La vostra presenza ha reso la nostra vita importante.    Ma i tempi cambiano.images?q=tbn:ANd9GcRlCJn25tabl9WhYIaAbMheafewNxN2lPazd8yH2SDGUWsAd7Cp1w  L’adolescenza è il paese del tutto possibile e del tutto vero. Cambiano i giochi e gli amici, cambiano gli insegnanti e i libri. Scendete, ( o salite) in  una cultura del muro contro muro,  del “so tutto io e gli altri un cazzo”. Gli altri siamo noi, genitori, madri, padri. Gli altri vengono da quel cimitero di elefanti. Sono ritrovati bellici in esposizione, macchine arrugginite, meteoriti venuti da altrove.   Ascoltate musica che per noi è un incubo. E mentre sogno Bach, ascolto, mio malgrado, Fabri Fiba ed Emis Killa.  E il basso mi devasta.

 Sono stato studente per tanto tempo e lo studio alla fine mi ha preso. Amo studiare, sapere, conoscere. Ma l’ho capito troppo tardi.  Bisogna studiare quando sei giovane, non quando il cervello ha perso un numero imprecisato di neuroni. Studiare per sè, studiare per crescere, studiare per migliorare la propria vita e il mondo. Studiare per cercare la propria strada e il proprio futuro. images?q=tbn:ANd9GcQJDbmHCoLA4CD9QYPfH3DtAH0lXdL9GL9iFOg8dMU97wPCYtemeg E studiare tanto, di tutto,  uno studio “matto e disperatissimo”, con rabbia, con gioia, sapendo che una goccia del vostro sapere oggi è un dollaro investito al 300% domani.Non smettere di studiare, non accontentarsi mai. Non averne mai abbastanza, provare l’ebbrezza della indigestione da studio.

Questo i Professori non velo dicono mica. Loro vi chiedono di studiare per ripetere, ma voi dovete fotterli, perché ripetere non è studiare, anche il pappagallo della zia ripete se è stimolato un po’. Voi non siete pappagalli.  Le vostre opportunità non sono per nascita, per reddito o per conoscenze: no, voi possedete un’unica opportunità, voi stesse. Investite su di voi, chiedete il massimo dallo studio e anche di più.

Badate al sodo, eliminate il superfluo. Non paga,  per la vostra crescita personale, e vi distoglie dalle cose importanti. Fate scelte anche difficili, anche non condivise, e seguitele. Chiarite a voi stesse e agli altri il perchè di queste decisioni e non fermatevi alle prime difficoltà e davanti alle critiche. Rivendicate la vostra idea e difendetela ad ogni costo.

E non dimenticate mai il povero e il debole. E Dio che è sopra ogni cosa e  ogni tempo.

 

 

 

 

 

 

Lettera alle mie figlieultima modifica: 2012-10-05T22:37:00+02:00da sandcreek12
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