Tra verità e leggenda

E’ una leggenda che i vecchi del posto  tramandano ai lori nipoti da generazioni. Ho avuto  la fortuna di essere tra questi, di ascoltare nelle sere invernali, questa storia che ha il sapore di una favola. Eccola.

Molto tempo indietro, viveva nella contrada Barchi un nucleo di contadini con le loro famiglie.  Vita dura, pochi campi e molti terrazzamenti,  dove si coltivava la vite, la verdura, le patate. Il grano era scarso,  ma non mancavano mai castagne. Gli inverni freddi e la neve impedivano coltivazioni estese, in questo angolo della alta Val Tanaro. La gente viveva in pace: tutti si rispettavano, si aiutavano, e i dolori di un montanaro, così come le gioie, erano sopportati e condivisi da tutti.
Un giorno il paese venne invaso da una banda di guerrieri saraceni, i mori, che misero a ferro e fuoco le case, le stalle, i campi e cominciarono a perseguitare la popolazione. Ruberie, violenze, soprusi di ogni genere. La tecnica era molto semplice. Dal rifugio costruito sulle rocce sovrastanti, scendevano rapidi e feroci, colpivano, razziavano, uccidevano e  ritornavano nel loro rifugio, appunto una torre, che il paese  chiamò con terrore “torre dei saraceni”. La torre era una costruzione circolare avente un diametro di 3 metri e alta, pare, 12 metri. L’ingresso, una apertura stretta, dava sul precipizio. Da lì si dominava la valle. La torre era sempre difesa da un guardiano. Dopo ogni razzia i saraceni risalivano al rifugio e,  ad un segnale convenuto, il  custode li afferrava per un braccio. Ognuno veniva trascinato dentro la torre, depositava il bottino, mangiava, si ubriacava, dormiva e il giorno dopo era pronto per nuove scorribande.images?q=tbn:ANd9GcRZ_p_x0YwRQGrtvDAHoN2a5Ay_ZbARSlcEUo-nX66hKgJcEc81
Il paese era un paese di contadini, non di soldati. Subiva le ingiurie e i misfatti, senza ribellarsi.
La leggenda non dice quanto durò la dominazione saracena. Racconta che, dopo mesi (forse anni) di paure e silenzi, un giovane del posto, Zita di Barchi, decise di riscattare l’onore. Salì alla torre, restò nascosto alcuni giorni per capire quale segnale usassero per il riconoscimento. Poi, quando si rese conto che il rifugio era custodito da una sola persona, con l’inganno entrò dentro la costruzione, uccise il guardiano e attese l’arrivo dei predoni. Usò il segnale solito, e ad uno ad uno, prima li trascinò sulla soglia poi li precipitò nel baratro sottostante.
Così, raccontano i vecchi, Barchi fu liberata dall’oppressione. Rimase la torre a significare la verità della leggenda stessa.
Oggi la torre è ancora in piedi. Su uno stretto crinale, sembra un prodigio della natura. Con lo sguardo si spazia a 360 gradi e si gode uno paesaggio bellissimo.

Questo ci richiama alla storia della torre. Infatti, sebbene la tradizione attribuisca la costruzione  alle bande di predoni saracene, è assai più verosimile collocare la realizzazione della torre in epoca tardo romana, con funzioni di avvistamento e protezione delle vie di accesso verso la Liguria. Non è escluso invece che le bande di predoni abbiano utilizzato la torre come ricovero e base di partenza per le loro scorrerie.

Nell’anno 889 alcune avanguardie saracene si attestarono a Frassineto, località distante una ventina di km dall’attuale Saint Tropez, giungendo via mare. Dalla loro fortezza di Frassineto, i Saraceni iniziarono una serie di incursioni e razzie in tutto il Piemonte e nell’entroterra ligure-piemontese in genere. Alcune teorie sostengono che gruppi dei questi predoni abbiano stabilito insediamenti stabili anche nelle terre lontane dal mare, ma la realtà storica potrebbe essere differente. Ai predoni Berberi, infatti, si univano sovente ed in gran numero furfanti e delinquenti italiani e francesi che appofittavano della situazione. Tale era il terrore delle popolazioni nei confronti di queste bande, che nell’immaginario collettivo divennero “Saraceni” indistintamente tutti coloro che compivano razzie, che venivano da terre lontane o avevano una fede religiosa non cristiana. Ecco allora come si spiega l’eventuale presenza stabile di “Saraceni” un po’ ovunque menzionata, e come siano loro attribuiti i più svariati manufatti e rifugi (torri, balme, grotte). Le scorribande proseguirono per quasi un secolo fino a quando, dopo il rapimento di San Maiolo Abate di Cluny, Guglielmo d’Arles guidò una vera e propria crociata contro i Saraceni, conquistando la loro roccaforte di Frassineto nel 980 (o nel 985 secondo altre fonti).

Oggi la torre è meta turistica.  Di giorno e di notte (illuminata), domina ancora la valle e crea una suggestione particolare.  Sono scomparsi i predoni “saraceni” (altri predoni oggi infestano l’Italia, meno visibili molto più pericolosi).

Ai bambini raccontano ancora questa leggenda, qualcuno si annoia, altri si addormentano. Qualcuno l’ascolta e sorride.

Tra verità e leggendaultima modifica: 2012-10-13T06:31:00+02:00da sandcreek12
Reposta per primo quest’articolo