Al capolinea

images?q=tbn:ANd9GcSjo6M_AwLEdveSgltmaR6xPVRnhEFKp4ZPfIIrlQtDZIeUsCOJ Nemmeno la minaccia leghista schioda dalla poltrona di Governatore il Formigoni nazionale. E’ così ancorato al suo potere che nè gli scandali personali  nè le vaccate del suo Consiglio lo inducono a  rinunciare.  Formigoni è probabilmente in diretto contatto con il Regno dei cieli, un pò come l’unto del Signore ( ma a Milano non c’era  già il vecchio Berlusca?). Forte del suo passato in Comunione e Liberazione ( ma che cavolo vorrà poi  significare questo movimento), con la benedizione di don Giussani e dell’intellighenzia vaticana, questo personaggio, a metà tra un penitente e un puttaniere in vacanza, ha cavalcato per vent’anni l’integralismo cattolico, riuscendo alla fine a nauseare anche i borghesi più integralisti.  Con la sua erre moscia e le sue giacche variopinte, ha diretto un Consiglio regionale di furfanti, inquisiti e infine arrestati. Mai un dubbio, mai un rigurgito di coscienza. Forse ha inteso il mandato di Governatore come un Principato assoluto, qualcosa che nessuno e niente avrebbe mai potuto scalzare.

Oggi, anche  i vertici del PdL, nella persona dell’Angelino da Agrigento, avvocato di belle speranze  ( sempre solo speranze), ha scaricato Formigoni, dichiarandosi contrario all’accanimento terapuetico, poichè ci sono troppi ladri nella istituzione milanese. Allora al voto e presto. Per votare chi? Altri Formicoloni ruspanti, che stanno già affilando i coltelli e i denti, altri Fiorito e Polverone-Polverini che stanno preparando nuove feste, con intrattenimento di maiali e gladiatori, ninfe e escrementi, ancelle  e puttane  di alto bordo.

images?q=tbn:ANd9GcTMEI6dR_yrRHFnVdoFmYzg41_XBYMTXF_-bxYkdA2tcEii7XJaOA Formigoni ha fatto il suo tempo da molto tempo. Doveva fermarsi In CL,  continuare a servire Messa con la tunica da chierichetto, partecipare ai meeting di Rimini e dimenticare la politica. Ma si sà, anche  per un cattolico vecchio stampo, comandare è meglio che fottere.(Andreotti docet)

 

Una vita

 

images?q=tbn:ANd9GcQvJsjyWuhCclBAB-96YjAKaFa3WoUQb8mtz2QbppXHRga6p_eLRw“Tutto scorre” diceva il filosofo Eraclito. Anche la vita. Un funerale, poche persone, una madre affranta, una vita finita. Emma se ne è andata scombinando le aspettative di tutti, esattamente come aveva vissuto.  Aggressiva nel linguaggio e nei rapporti personali,  convinta di poter sempre risolvere le situazioni con la forza, sprezzante e spaccona, mai un dubbio dichiarato sulla sua vita… molto dolore,  molta rabbia e fatica. La malattia che l’ha consumata l’ha sempre trovata viva. E finalmente l’assegnazione della casa popolare . Dopo anni di abitazioni di fortuna, locali umidi, stanze senza sole, la giusta ricompensa di una vita. Arrivata troppo tardi.

Emma, la ricordo nei suoi lunghi discorsi un pò fuori misura, nel suo girare intorno al problema senza mai toccarlo. La ricordo nelle sue frequentazioni diverse e provocanti, impacciata per una sciocchezza e sfrontata nei comportamenti, inconsapevole del male che si procurava giorno dopo giorno  e dell’inutilità della cura che affermava di seguire  mentre  dimenticava di assumere.

Emma, un piccolo lavoro e una grande speranza. Solo speranza, mai realizzata.

Oggi mi chiedo se noi, ” i normali” avremmo potuto fare di più, considerando la sua vita non una scelta libera, ma una costrizione dettata dagli eventi e dai fatti accaduti.  Me lo chiedo mentre il sacerdote benedice la bara e augura un posto presso la dimora del Padre. E  qualche dubbio mi assale quando ascolto altre persone  come Emma che raccontano la loro vita a brandelli.

Non siamo riusciti ad aiutarla a difendersi  nemmeno da se stessa.

Tra verità e leggenda

E’ una leggenda che i vecchi del posto  tramandano ai lori nipoti da generazioni. Ho avuto  la fortuna di essere tra questi, di ascoltare nelle sere invernali, questa storia che ha il sapore di una favola. Eccola.

Molto tempo indietro, viveva nella contrada Barchi un nucleo di contadini con le loro famiglie.  Vita dura, pochi campi e molti terrazzamenti,  dove si coltivava la vite, la verdura, le patate. Il grano era scarso,  ma non mancavano mai castagne. Gli inverni freddi e la neve impedivano coltivazioni estese, in questo angolo della alta Val Tanaro. La gente viveva in pace: tutti si rispettavano, si aiutavano, e i dolori di un montanaro, così come le gioie, erano sopportati e condivisi da tutti.
Un giorno il paese venne invaso da una banda di guerrieri saraceni, i mori, che misero a ferro e fuoco le case, le stalle, i campi e cominciarono a perseguitare la popolazione. Ruberie, violenze, soprusi di ogni genere. La tecnica era molto semplice. Dal rifugio costruito sulle rocce sovrastanti, scendevano rapidi e feroci, colpivano, razziavano, uccidevano e  ritornavano nel loro rifugio, appunto una torre, che il paese  chiamò con terrore “torre dei saraceni”. La torre era una costruzione circolare avente un diametro di 3 metri e alta, pare, 12 metri. L’ingresso, una apertura stretta, dava sul precipizio. Da lì si dominava la valle. La torre era sempre difesa da un guardiano. Dopo ogni razzia i saraceni risalivano al rifugio e,  ad un segnale convenuto, il  custode li afferrava per un braccio. Ognuno veniva trascinato dentro la torre, depositava il bottino, mangiava, si ubriacava, dormiva e il giorno dopo era pronto per nuove scorribande.images?q=tbn:ANd9GcRZ_p_x0YwRQGrtvDAHoN2a5Ay_ZbARSlcEUo-nX66hKgJcEc81
Il paese era un paese di contadini, non di soldati. Subiva le ingiurie e i misfatti, senza ribellarsi.
La leggenda non dice quanto durò la dominazione saracena. Racconta che, dopo mesi (forse anni) di paure e silenzi, un giovane del posto, Zita di Barchi, decise di riscattare l’onore. Salì alla torre, restò nascosto alcuni giorni per capire quale segnale usassero per il riconoscimento. Poi, quando si rese conto che il rifugio era custodito da una sola persona, con l’inganno entrò dentro la costruzione, uccise il guardiano e attese l’arrivo dei predoni. Usò il segnale solito, e ad uno ad uno, prima li trascinò sulla soglia poi li precipitò nel baratro sottostante.
Così, raccontano i vecchi, Barchi fu liberata dall’oppressione. Rimase la torre a significare la verità della leggenda stessa.
Oggi la torre è ancora in piedi. Su uno stretto crinale, sembra un prodigio della natura. Con lo sguardo si spazia a 360 gradi e si gode uno paesaggio bellissimo.

Questo ci richiama alla storia della torre. Infatti, sebbene la tradizione attribuisca la costruzione  alle bande di predoni saracene, è assai più verosimile collocare la realizzazione della torre in epoca tardo romana, con funzioni di avvistamento e protezione delle vie di accesso verso la Liguria. Non è escluso invece che le bande di predoni abbiano utilizzato la torre come ricovero e base di partenza per le loro scorrerie.

Nell’anno 889 alcune avanguardie saracene si attestarono a Frassineto, località distante una ventina di km dall’attuale Saint Tropez, giungendo via mare. Dalla loro fortezza di Frassineto, i Saraceni iniziarono una serie di incursioni e razzie in tutto il Piemonte e nell’entroterra ligure-piemontese in genere. Alcune teorie sostengono che gruppi dei questi predoni abbiano stabilito insediamenti stabili anche nelle terre lontane dal mare, ma la realtà storica potrebbe essere differente. Ai predoni Berberi, infatti, si univano sovente ed in gran numero furfanti e delinquenti italiani e francesi che appofittavano della situazione. Tale era il terrore delle popolazioni nei confronti di queste bande, che nell’immaginario collettivo divennero “Saraceni” indistintamente tutti coloro che compivano razzie, che venivano da terre lontane o avevano una fede religiosa non cristiana. Ecco allora come si spiega l’eventuale presenza stabile di “Saraceni” un po’ ovunque menzionata, e come siano loro attribuiti i più svariati manufatti e rifugi (torri, balme, grotte). Le scorribande proseguirono per quasi un secolo fino a quando, dopo il rapimento di San Maiolo Abate di Cluny, Guglielmo d’Arles guidò una vera e propria crociata contro i Saraceni, conquistando la loro roccaforte di Frassineto nel 980 (o nel 985 secondo altre fonti).

Oggi la torre è meta turistica.  Di giorno e di notte (illuminata), domina ancora la valle e crea una suggestione particolare.  Sono scomparsi i predoni “saraceni” (altri predoni oggi infestano l’Italia, meno visibili molto più pericolosi).

Ai bambini raccontano ancora questa leggenda, qualcuno si annoia, altri si addormentano. Qualcuno l’ascolta e sorride.

Savona, povertà e futuro

 

Ore 9.00: sulle panchine di piazza del Popolo, a Savona,  tre clochard dormono, avvolti dentro una coperta che non sa di bucato.clochard.jpg Due cani, vicino. I passanti li guardano e si voltano dall’altra parte, allontanandosi frettolosamente. La polizia municipale osserva da lontano. Indifferente. A pochi passi dai giardini il dormitorio Caritas fornisce un letto e un pasto caldo serale a dieci senza tetto. La città ( se Savona può essere considerata città) si muove affaccendata e inospitale. Il ligure “adsuetum malo” dimostra  la sua insensibilità.

       Ore 9.15: piazza Sisto IV. E’ da poco finita la manifestazione degli studenti ( forse non è ancora incominciata).  foto3_DWN_3.jpgNella piazza sono rimasti due striscioni. “ Il futuro siamo noi”    Davanti il deserto. Ai bordi una trentina di giovani ride scherza, mangia cornetti e beve  Diet Coke.

Sono giovani, sono belli, sono vestiti bene. Non sono rivoluzionari e la loro rivoluzione è quella silenziosa: fare poco, avere molto, cogliere l’attimo,  dimenticarsi del futuro. E del resto che prospettive offre questo futuro? Promessa per i padri, minaccia per i figli, il domani è senza lavoro, senza casa, senza stimoli, senza regole.

Forse la fotografia di quei barboni sulle panchine è l’immagine del  fututo di  questa generazione.

Studenti e genitori sentitamente ringraziano la Casta, per questa Italia in ginocchio. Quello che non ha fatto la guerra lo hanno fatto i politici.



Coraggio e paura

Coraggio –  in Guatemala un bambino di sei anni ha visto massacrare i suoi genitori, i fratellini di 8 anni e di 8 mesi e alcuni vicini. I killer lo hanno risparmiato  (insieme con la sorellina di 3 ani) perchè  è fuggito ed è uscito illeso da quella pioggia di fuoco. Poi ha raccontato tutto alla Polizia, è scoppiato in un pianto disperato e ha preso sottobraccio la sorellina. La seguenza fotografica è  chiarissima e faccio fatica a trattenere le lacrime:

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Il Guatemala negli anni ’80 è stato uno dei primi Paesi centro-americani ad eleggere un governo che facesse gli interessi del popolo(riforma agraria). Come risposta gli USA appoggiarono i gruppi paramilitari di destra che, è ormai accertato in giudizio, realizzarono un genocidio contro i poveri e inermi indios Maya. Adesso è un paese poverissimo e allo sbando, dove il narcotraffico e le multinazionali la fanno da padrone. Questo paese è l’ esempio più compiuto di cosa significhi applicare le “riforme liberali” che piacciono tanto a Washington e al FMI. Chissà cosa ne pensano tutti i commentatori che nei giorni scorsi hanno scritto contro il “dittatore Chavez” e il suo “assistenzialismo”.

Paura – La capacità di dire no, non cedere e non aver in cambio nulla. Non è  nella cultura della nostra società. Tanto che anche a Milano l’endrangheta   cala la sua mano di assi e fa eleggere un assessore, spostando con la sua “influenza ” 4000 voti.   Domenico Zambetti avrebbe pagato 200.000 euro alle cosche per farsi eleggere.   L’arresto  segna il caso di maggior infiltrazione della ‘ndrangheta nella politica sinora svelato al Nord Italia dalle indagini. Zambetti, in Regione in passato responsabile dell’Ambiente e poi dell’Artigianato, è il quinto assessore delle varie giunte di Formigoni a essere arrestato, dopo Guido Bombarda (Formazione professionale), Piergianni Prosperini (Turismo), Franco Nicoli Cristiani (Ambiente, Commercio) e Massimo Ponzoni (Protezione civile, Ambiente). E in questo momento è anche il tredicesimo consigliere regionale dell’attuale assemblea (su 80) a finire sotto inchiesta. ZAMBETTI.jpg

 

 

 

Certo che in fatto di competenza il Consiglio regionale della Lombardia non è secondo a nessuno. E poi la Mafia – si dice- è al sud! Ma va a ciapà i rat!

 

Il vecchio Charlie

 Un salto nel passato con i Jetro Tull

 Locomotive Breath, 1971, (Il respiro della locomotiva). Piccola riflessione: a volte non ci sentiamo come… il vecchio Charlie, che ha rubato la manopola del treno, e il treno non si ferma, e vede i suoi figli scendere e la moglie e il suo miglior amico che a letto si divertono…E si sente preso per le palle dal vincitore del tempo… e cerchiamo nella Bibbia di Gideon la soluzione?

Età e dubbi

 

età,dubbi Gli anni portano saggezza, si dice, e serenità. Quasi mai questa affermazione risponde al vero. Gli anni aumentano gli interrogativi, i dubbi. Forse saggezza significa essere consapevoli di non avere certezze, e non accontentarsi mai delle teorie preconfezionate, ma cercare, cercare, come Diogene, la verità. Ma la serenità? Che cosa è la serenità se non un soffio divino che attraversa il tuo cervello e i tuoi sensi e per un attimo intravvedi il paradiso. Uno sfarfallio, un battito di ali lievi e silenziose che ti fa volare lontano. Con gli anni questo sfarfallio si nasconde e raramente appare. Ma quando avviene, nonostante i dubbi, il mondo diventa bellisimo.

Salviamo i bambini

  Save the Children - Italia Onlus

 

 

 

 

  Emergenza Niger: Più di 10 milioni di persone a rischio.  
     
   

Immagina per un attimo di essere un ragazzino siriano, ti chiami Wael, hai 16 anni e hai appena visto morire un bambino di 6 anni, tuo compagno di cella, dopo 3 giorni di torture.

O di avere 13 anni come Amani, che ha visto suo fratello tornare a casa dopo le torture, immobilizzato in un letto, che per le ferite non ha potuto seguirli nella fuga e lei non sa se sia vivo o morto.

Immagina per un attimo di vivere queste esperienze e di non sapere se ciò che stai vivendo è un incubo o la realtà. E’ inaccettabile per un adulto, inconcepibile per un bambino.

Eppure sono voci di bimbi di 6, 10, 14 anni che raccontano queste atrocità. Sono le testimonianze dei bambini profughi nel campo di Za’atari che stiamo supportando, garantendo loro un riparo, cibo, vestiti, supporto psicologico e tutto quello di cui hanno bisogno.

Ora immagina di poterli curare, sfamare e sostenere…Oggi puoi non fermarti ad immaginare e decidere di fare un gesto concreto. Perchè basta davvero anche solo un piccolo aiuto per rendere possibile tutto cio’.

Dona ora, dai voce a questi bambini e gli restituirai la possibilità di avere un futuro >>

Valerio Neri, Direttore Generale per l'Italia - Save the Children

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assicuri cibo nutriente e di qualità, come carne e verdure fresche, a tre bambini per un mese

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è possibile fornire un kit scolastico che include uno zaino, cancelleria e altro materiale scolastico, un’uniforme e un paio di scarpe.

con 32€

puoi fornire vestiti e coperte per tenere al caldo 4 neonati

 

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Il mondo con le ruote

  Una  sedia a rotelle è uno strumento. Ruote a raggi, poggiapedi. Va spinta, a volte sono le mani di chi la usa a muoverla. A motore, per chi ha grosse difficoltà ed è solo. L’immagine che rimanda è sempre tristezza, vita arrivata al termine, sofferenza.

Ma se sulla sedia a rotelle è seduta una ragazza di 26 anni allora lo strumento assume una dimensione diversa. Di tortura. Ci costringe a pensare che c’è stato uno sbaglio. Non può essere. A 26 anni bisogna correre, sorridere, fare progetti. Invece niente. Tra un ottantenne che suona con l’ armonica la stessa canzone da sempre e la macchinetta del caffè, lei si fa strada a fatica. Le gambe, un filo di carne. Ma gli occhi, no!  Quelli sono vivi e brillanti. Gli occhi corrono, lampi nel cielo, incontrano sguardi affranti e rimandano sorrisi. E dietro, il suo compagno che ha la capacità di rendere facile il difficile attraverso l’amore. Attento ad ogni sua richiesta, con l’allegria scanzonata di un venditore di zucchero filato, grande ironia verso se stesso e verso i presenti che lo guardano stupefatti.

Aspetta l’OK per portare a casa questa donna fragile e forte, questa donna che lo ama e che lui ama come la sua vita. Anche in questo struttura distratta e disumana esiste un angolo di paradiso.