Scrivere, scrivere

scriv.jpg A volte scrivere è una necessità. Ristabilisce un equilibrio intimo tra noi e gli eventi che accadono. Le ingiustizie sembrano meno violente se trovi la forza di analizzarle, i politici meno furfanti se li colpisci con la penna e il sociale meno drammatico se lo fissi su un foglio. Scrivere ti da la sensazione di migliorare il mondo e ti senti un pò meno complice di questo sfacelo. Ma scrivere rischia di diventare un modo per coccolarsi con le parole, per essere diverso dagli altri che non si fermano mai a riflettere. Scrivere può allontanarti dalla massa e collocarti nell’olimpo delle intellighenzie, nel salotto buono della “cultura”, così da respirare aria pura e rarefatta delle cime. Così da provare allucinazioni da altura e trovarti completamente distaccato dal “campo base”. Ho letto articoli che potevano concorrere al premio Pulitzer, ma non traspariva la minima partecipazione al fatto, non suscitavano alcun sentimento, se non il piacere di una perfetta composizione letteraria. Al contrario ho ricevuto lettere dal carcere, in un italiano approssimativo e sgrammaticato, che colpivano nel segno e costringevano a riflettere. Coloro che tutti i giorni si sporcano le mani e qualche volta l’anima, non scrivono. Sono troppo impegnati a cercare di rimanere in vita per avere il tempo di esprimere per iscritto qualche concetto importante. Possiamo essere noi a dare voce alla loro fatica e ai loro sogni. Senza per questo considerarsi più importanti. Chi scrive è un amplificatore di suoni che raccoglie il lamento e lo trasforma in urlo, che cattura il lampo e lo muta in energia. Scrivere non è liberazione personale, scrivere è compromettersi, è com-patire, è impegno e rabbia rivoluzionaria per un mondo migliore.

Due Lupi

 <Nonno, perchè gli uomini combattono?>
chiese un piccolo della tribù Cherokee al nonno, seduto davanti al tramonto.
<Ogni uomo prima o poi è chiamato a farlo- disse il vecchio. C’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o perdere. Perchè lo scontro avviene tra due lupi>.
<Quali lupi, nonno ?>chiese il bambino.

<Quelli che ogni uomo porta dentro>.
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse il silenzio che aveva lasciato cadere tra loro.
< Ci sono due lupi in ognuno di noi- riprese il vecchio. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie e egoismo>
< E l’altro?> chiese il bambino
< L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, comprensione, umiltà e fede>.
Il bambino rimase a pensare per un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità.
< E quale lupo vince?>
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con gli occhi puliti.
< Quello che nutri di più>.

( da “Io sono Dio” di G.Faletti, pgg 98-99)

E tu, quale lupo nutri di più?