Cinesi in libreria

globalizzazione,cina,cultura,libri,apparire Lungo via Boselli in Savona, una delle vie del centro, bella, antica e moderna insieme, la Libreria Moneta ha “servito” libri per oltre 50 anni. Il profumo della carta stampata si mescolava ai sapori di una umanità variopinta, tutta alla ricerca di un sapere nascosto e misterioso, racchiuso tra centinaia di pagine. Scuola e tempo libero, giovani e anziani, uomini donne e bambini hanno riempito i locali. Locali angusti per la verità, preceduti da due grandi vetrine stracolme di eleganti volumi in mostra.  Tra un “permesso” e un “… mi scusi” ognuno si faceva avanti, per strappare una scintilla del sapere ed essere migliori, una volta usciti, rispetto a quando si era entrati.

Oggi la Libreria Moneta è chiusa. I locali esistono sempre ma presentano prodotti diversi. Nelle due vetrine campeggiano file di shampoo, lacca, tinte e colorazioni. All’interno due cinesine lavano per pochi euro  i capelli, e per altrettanti euro li tagliano, li stirano,li piegano.  globalizzazione,cina,cultura,libri,apparireCon grande velocità, quasi un catena di montaggio, clienti di ogni età si sottopongono ai  riti di questa liturgia pagana. Disegnare una forma nuova per apparire sempre diversa, rimanendo trendly, è la grande sfida.

In termini economici una messa in piega rende decisamente di più che qualche libro. Dal falò di Fahrenheit  451 sta nascendo un mondo muovo, globalizzato, rozzo e superficiale.     globalizzazione,cina,cultura,libri,apparire

 

 

Scrivere, scrivere

scriv.jpg A volte scrivere è una necessità. Ristabilisce un equilibrio intimo tra noi e gli eventi che accadono. Le ingiustizie sembrano meno violente se trovi la forza di analizzarle, i politici meno furfanti se li colpisci con la penna e il sociale meno drammatico se lo fissi su un foglio. Scrivere ti da la sensazione di migliorare il mondo e ti senti un pò meno complice di questo sfacelo. Ma scrivere rischia di diventare un modo per coccolarsi con le parole, per essere diverso dagli altri che non si fermano mai a riflettere. Scrivere può allontanarti dalla massa e collocarti nell’olimpo delle intellighenzie, nel salotto buono della “cultura”, così da respirare aria pura e rarefatta delle cime. Così da provare allucinazioni da altura e trovarti completamente distaccato dal “campo base”. Ho letto articoli che potevano concorrere al premio Pulitzer, ma non traspariva la minima partecipazione al fatto, non suscitavano alcun sentimento, se non il piacere di una perfetta composizione letteraria. Al contrario ho ricevuto lettere dal carcere, in un italiano approssimativo e sgrammaticato, che colpivano nel segno e costringevano a riflettere. Coloro che tutti i giorni si sporcano le mani e qualche volta l’anima, non scrivono. Sono troppo impegnati a cercare di rimanere in vita per avere il tempo di esprimere per iscritto qualche concetto importante. Possiamo essere noi a dare voce alla loro fatica e ai loro sogni. Senza per questo considerarsi più importanti. Chi scrive è un amplificatore di suoni che raccoglie il lamento e lo trasforma in urlo, che cattura il lampo e lo muta in energia. Scrivere non è liberazione personale, scrivere è compromettersi, è com-patire, è impegno e rabbia rivoluzionaria per un mondo migliore.

Cultura e ingiustizia

images?q=tbn:ANd9GcSHzhE1NFQI_QT5SDT2uUpZsmOTmEN9u9ugIWWSOt6Uwp9z-alcAQ Non so perchè ma la lezione sulla cultura, che sento  ripetere da  mia figlia, mi mette di pessimo umore.  Cultura come l’insieme di norme, tradizioni, usi e costumi di un popolo. Cultura come la coscienza collettiva di Durkheim, come il Totem per i Pellerossa. Cultura come l’aggregato sociale naturale che permette la formazione del bambino e indica la strada all’adulto. Cultura come massa storica in divenire, come  strada per un popolo.  Allora perchè mi sembra di non appartenere a nessuna cultura?  Perchè ogni volta che sento parlare di cultura penso ad un inganno, ad un modo sottile usato dal forte per ingannare il debole?

Il bambino di Padova trascinato a forza dalla Polizia, l’affermazione violenta di un potere usato contro giovani dimostranti nella caserma Diaz di Genova, i traffici impuniti dei colletti bianchi, il Patto di stabilità che si appresta a varare il governo Monti  a tutto vantaggio dell’alta borghesia e della maledetta Casta, il vitalizio ai politici, quindici detenuti in una stessa cella da quattro metri x quattro, 4 euro un kilo di pane… non è cultura. 

  Questa ingiustizia alimenta  sottoculture devianti. Con buona pace delle norme  e di chi pensa che norme severe favoriscano  culture migliori. Più l’ingiustizia cresce più la devianza si perfeziona e si rafforza. La carriera delinquenziale è un gioco  al massacro senza fine. images?q=tbn:ANd9GcTlvQWTf_CM4qEeALxgmlJ0xkr_vkCOoE-faQ6emZUNO-BNg5FuBA