Una vita

 

images?q=tbn:ANd9GcQvJsjyWuhCclBAB-96YjAKaFa3WoUQb8mtz2QbppXHRga6p_eLRw“Tutto scorre” diceva il filosofo Eraclito. Anche la vita. Un funerale, poche persone, una madre affranta, una vita finita. Emma se ne è andata scombinando le aspettative di tutti, esattamente come aveva vissuto.  Aggressiva nel linguaggio e nei rapporti personali,  convinta di poter sempre risolvere le situazioni con la forza, sprezzante e spaccona, mai un dubbio dichiarato sulla sua vita… molto dolore,  molta rabbia e fatica. La malattia che l’ha consumata l’ha sempre trovata viva. E finalmente l’assegnazione della casa popolare . Dopo anni di abitazioni di fortuna, locali umidi, stanze senza sole, la giusta ricompensa di una vita. Arrivata troppo tardi.

Emma, la ricordo nei suoi lunghi discorsi un pò fuori misura, nel suo girare intorno al problema senza mai toccarlo. La ricordo nelle sue frequentazioni diverse e provocanti, impacciata per una sciocchezza e sfrontata nei comportamenti, inconsapevole del male che si procurava giorno dopo giorno  e dell’inutilità della cura che affermava di seguire  mentre  dimenticava di assumere.

Emma, un piccolo lavoro e una grande speranza. Solo speranza, mai realizzata.

Oggi mi chiedo se noi, ” i normali” avremmo potuto fare di più, considerando la sua vita non una scelta libera, ma una costrizione dettata dagli eventi e dai fatti accaduti.  Me lo chiedo mentre il sacerdote benedice la bara e augura un posto presso la dimora del Padre. E  qualche dubbio mi assale quando ascolto altre persone  come Emma che raccontano la loro vita a brandelli.

Non siamo riusciti ad aiutarla a difendersi  nemmeno da se stessa.

Alle porte dell’inferno

Sono sicuro che nessuno di voi è mai stato in OPG. Sono sicuro, perchè a quei pochi che leggono questi post non è mai toccato in sorte un simile destino. Destino, disavventura, maledizione. tragedia, chiamatela come volete, tanto nessun sostantivo esprime perfettamente il concetto di Ospedale Psichiatrico Giudiziario. E’ un ospedale con le sbarre, le celle e le Guardie, ed è la prima cosa che incontri quando varchi quella soglia. Poi ci sono  i medici,  gli infermieri e gli educatori, ma quelli li vedi dopo.

Si può entrare in quell’inferno per una sciocchezza.  La data di ingresso è certa, non lo è quella di uscita. Potrebbe non esserci, il tempo potrebbe dilatarsi e trasportare il paziente ( perchè è pur sempre di pazienti che parliamo) in una dimensione parallela.  Vale la discrezionalità, non esiste certezza di pena.

Oggi sono andato a recuperare un ragazzo che da un anno e mezzo è internato in uno di questi luoghi di perdizione. Motivo: rapina con pistola giocattolo sotto effetto di stupefacenti: Scopo:  acquistare una birra. Conseguenze perchè recidivo: OPG. Nessuna casa, non più famiglia, un altro fratello  ma in carcere. Eppure questo ragazzo era un chitarrista di talento. Quando lo vedo sulla porta sembra uno spaventapasseri. Pochi capelli, occhi spenti, viso e corpo gonfio  per i farmaci. Una terapia pesante che spezza la volontà e il desiderio. Poche parole farfugliate tra un bisbiglio incomprensibile e un sonno chimico che lo spegne.

In  macchina, in silenzio, come le quattro borse al seguito. Apre gli occhi in mezzo al verde e al sole. Giriamo pagina che sa di dolore e proviamo a riprenderci la vita.