Ciao Alessandro

droga, morte, famiglia,sorriso Sicuramente tuo figlio ti ricorda come il papà più buono del mondo. Ed è vero. La tua fotocopia in miniatura, con i tuoi stessi occhi blu, sta pensando smarrito che sei a lavorare fuori. Arriverà prima poi… pensa.  Arriverà… conferma la mamma. Nei loro cuori non sei mai partito, e nemmeno nei nostri. Ma la vita e la morte sono misteri troppo grandi per gli uomini. Si accetta e basta.

Mi ricordo gli stivali di gomma “presi in prestito” in un cantiere, la fuga e l’arresto. Tu sei stato l’unica persona che per un furto di scarpe da lavoro si è beccato sei mesi senza condizionale. Ma tu sei stato anche quello che ha accudito con amore un anziano e lo ha  accompagnato sino alla fine dei suoi giorni.

Grande cuore, testa bislacca. Grandi possibilità future tutte consumate in un attimo.    Un padre distrutto, una madre affranta, una moglie che ancora non riesce a crederci, un bambino bellissimo. 

La tua risata divertita mi accompagna. E infatti tu ha vissuto sempre con il sorriso anche quando bisogna piangere e disperarsi.

Ora finalmente sei nel sorriso di Dio. droga, morte, famiglia,sorriso

Comunità e società

images?q=tbn:ANd9GcQfKC1E91RbH-AzM8ewdeXBFm76WWLFiq--79JyBIPOJrcbx9kQJA Sono stato ospite di una Comunità Evangelica del basso Piemonte.
Una comunità terapeutica, cioè una struttura che aiuta i tossicodipendenti a vivere senza l’aiuto della sostanza.
Avevo necessità di parlare con un ragazzo che era stato inserito da circa quattro mesi e che stava seguendo un cammino di conversione. Parola difficile, strana, inusuale per un problema come la tossicodipendenza. Ma altrettanto incomprensibile per questa società.
A partire dal Nuovo Testamento e nella Tradizione, la conversione  è vista come un cambiamento images?q=tbn:ANd9GcTXNlt8t4jv1Xc-BOmfJHJvlxEOQevyW3_hJ6ank50rBzZTnQOtDQmorale che riporta a Dio e alla vera religione: ciò può accadere sia per i credenti che per i non cristiani.
La Comunità evangelica mette in atto questo insegnamento, e lo applica anche nel percorso di liberazione dalla droga.  La sensazione che si respira entrando in quella casa è di serenità e di pace.
Sembra fuori dal mondo di oggi. Si lascia alle spalle le pretese e le contese che ogni giorno avvelenano i nostri rapporti con gli altri. Non avverto invidia, gelosia, desiderio di potere.
La vita all’interno della Comunità, mi racconta Marco, ha tempi precisi e semplici:
preghiera e meditazione sui passi biblici, lavoro, pasti in comune, tempo libero e riposo.
Così strutturata sembra uguale a molte altre comunità, ed è vero, ma la lettura e la meditazione biblica sono la peculiarità di quel posto. Ogni cosa trova la sua giusta dimensione, il suo equilibrio. Cambiano i rapporti tra le persone, cambia il rapporto individuale con l’Eterno, cambiano le aspettative.
Come uomo di questo mondo sento la necessità di un cambiamento, lo cerco da tempo, aspettando quel famoso “centro di gravità permanente” che dia un senso a tutte le cose.
Forse vivere il rapporto con i fratelli in modo semplice rispettando la legge di Dio e il suo primo comandamento: “ama il prossimo tuo come te stesso” non sarà il primo passo per una conversione reale, per avere “una vita piena su questa terra e la vita eterna”?

Una vita

 

images?q=tbn:ANd9GcQvJsjyWuhCclBAB-96YjAKaFa3WoUQb8mtz2QbppXHRga6p_eLRw“Tutto scorre” diceva il filosofo Eraclito. Anche la vita. Un funerale, poche persone, una madre affranta, una vita finita. Emma se ne è andata scombinando le aspettative di tutti, esattamente come aveva vissuto.  Aggressiva nel linguaggio e nei rapporti personali,  convinta di poter sempre risolvere le situazioni con la forza, sprezzante e spaccona, mai un dubbio dichiarato sulla sua vita… molto dolore,  molta rabbia e fatica. La malattia che l’ha consumata l’ha sempre trovata viva. E finalmente l’assegnazione della casa popolare . Dopo anni di abitazioni di fortuna, locali umidi, stanze senza sole, la giusta ricompensa di una vita. Arrivata troppo tardi.

Emma, la ricordo nei suoi lunghi discorsi un pò fuori misura, nel suo girare intorno al problema senza mai toccarlo. La ricordo nelle sue frequentazioni diverse e provocanti, impacciata per una sciocchezza e sfrontata nei comportamenti, inconsapevole del male che si procurava giorno dopo giorno  e dell’inutilità della cura che affermava di seguire  mentre  dimenticava di assumere.

Emma, un piccolo lavoro e una grande speranza. Solo speranza, mai realizzata.

Oggi mi chiedo se noi, ” i normali” avremmo potuto fare di più, considerando la sua vita non una scelta libera, ma una costrizione dettata dagli eventi e dai fatti accaduti.  Me lo chiedo mentre il sacerdote benedice la bara e augura un posto presso la dimora del Padre. E  qualche dubbio mi assale quando ascolto altre persone  come Emma che raccontano la loro vita a brandelli.

Non siamo riusciti ad aiutarla a difendersi  nemmeno da se stessa.