Cultura e ingiustizia

images?q=tbn:ANd9GcSHzhE1NFQI_QT5SDT2uUpZsmOTmEN9u9ugIWWSOt6Uwp9z-alcAQ Non so perchè ma la lezione sulla cultura, che sento  ripetere da  mia figlia, mi mette di pessimo umore.  Cultura come l’insieme di norme, tradizioni, usi e costumi di un popolo. Cultura come la coscienza collettiva di Durkheim, come il Totem per i Pellerossa. Cultura come l’aggregato sociale naturale che permette la formazione del bambino e indica la strada all’adulto. Cultura come massa storica in divenire, come  strada per un popolo.  Allora perchè mi sembra di non appartenere a nessuna cultura?  Perchè ogni volta che sento parlare di cultura penso ad un inganno, ad un modo sottile usato dal forte per ingannare il debole?

Il bambino di Padova trascinato a forza dalla Polizia, l’affermazione violenta di un potere usato contro giovani dimostranti nella caserma Diaz di Genova, i traffici impuniti dei colletti bianchi, il Patto di stabilità che si appresta a varare il governo Monti  a tutto vantaggio dell’alta borghesia e della maledetta Casta, il vitalizio ai politici, quindici detenuti in una stessa cella da quattro metri x quattro, 4 euro un kilo di pane… non è cultura. 

  Questa ingiustizia alimenta  sottoculture devianti. Con buona pace delle norme  e di chi pensa che norme severe favoriscano  culture migliori. Più l’ingiustizia cresce più la devianza si perfeziona e si rafforza. La carriera delinquenziale è un gioco  al massacro senza fine. images?q=tbn:ANd9GcTlvQWTf_CM4qEeALxgmlJ0xkr_vkCOoE-faQ6emZUNO-BNg5FuBA