Sicilia bedda

 Sono stato in Sicilia.  In macchina ho attraversato la penisola. Fatica  e mistero insieme. Soprattutto sulla Salerno Reggio Calabria il mistero si infittisce. Decine di cantieri aperti con pochi o nessun operaio sul lavoro, tonnellate di ferro arrugginito da anni, gru e automezzi ormai in disuso da tempo, gallerie iniziate  e mai finite, quasi caverne di giganti sconosciuti, ponti sul nulla, colline rase al suolo e ricostruite uguali con i detriti recuperati, centinaia di km a corsia unica, centinaia di autoarticolati che rendono il viaggio una via crucis desolante e rassegnata. Ma più aumenta la desolazione e la fatica più rimani stupefatto quando, in prossimità di Villa San Giovanni, l’antica isola ti appare. E sul traghetto, più lentamente si avvicina più rapidamente ti entra nel cuore, ti assale, ti aggredisce in tutta la sua bellezza. Allora realizzi che gli  ultimi 400 km,  che hai appena percorso soffrendo e che  ti hanno prostrato come  in un rally selvaggio, hanno un significato:  l’isola te la devi conquistare, come prima fecero i Greci e poi i Romani.

La Sicilia è come una donna siciliana, non si concede al primo incontro, vuole attenzione e amore vuole interesse e partecipazione. Ma resta nascosta e non  si toglie  il velo. La puoi solo immaginare. Ma  quando diventa tua  è tua per sempre. E scatta un meccanismo di condivisione e integrazione che è unico.  Diventi parte di quel gruppo e spartisci ogni cosa, gioia e dolori, feste e lutti, figli e nipoti.  In Sicilia nessuno coltiva da solo il proprio campo, perchè ti costringono ad essere parte di un campo più grande che appartiene a molti e a cui tu appartieni per consuetudine acquisita. Così sei costretto a cambiare la tua visione nordista epicurea del “vivi privatamente”. Non puoi, non te lo permettono. Nemmeno ad un solitario come chi scrive è stato possibile. E’un’onda che ti prende, come le mareggiate di Scoglitti o di Trapani.
Come uomo del nord pensavo che il silenzio e la riflessione costante fosse uno stile di vita: mi sbagliavo, era un rifiuto della vita, un non vivere. La gioiosa naturalezza della Sicilia mi ha aperto gli occhi. La vita è una cosa meravigliosa, anche senza calcoli logaritmici e logici, soprattutto su quella terra dalle mille risorse e dalle mille insanabili contraddizioni.

E allora oggi come ieri mi sento vicino a tutti quegli amici che con coraggio e onestà credono in questa isola meravigliosa, lampi di energia che  illuminano  la storia, e che sono una speranza per il  futuro. Benvenuto in Sicilia